overview

Stories of creativity, passion and commitment, preservation and promotion of culture, valorisation of the territory; projects that narrate the Prada Group through new perspectives.

Skillful hands of the artisans, experimentations, places and art in its several manifestations take on a leading role. 

places
Contaminations, transformations and new creations: the sites selected by the Prada Group represent an example of a corporate philosophy that perceives the workplace as a space where history, culture, nature and respect for people combine generating architectural solution with a strong identity.
KNOW-HOW
The values of passion, quality and attention towards details have been the driving force of every activity and are are echoed in its external relations. The quest for excellence, where human factor is a vital element, has inspired the choices and initiatives of the Prada Group.
SPECIAL PROJECTS
Curiosity, passions, intuitions: Prada Group’s special projects represent one of the preferred expressive languages to depict its universe, conveying its values and its vision in a relentless involvement of unique talents and experiences.
EXCURSUS
The Prada Group explores apparently distant universes going beyond ordinary pathway, consistently with its natural attitude. Among the most significant examples: Fondazione Prada, Luna Rossa and the collaboration with FAI - Fondo Ambiente Italiano.
Portraits
Antonella Casaccia
Restorer
OFF
Antonella Casaccia - Restauratrice

“La prima volta che misi le mani sull’Ultima cena del Vasari avevo 24 anni e molta paura.
Il restauro mi appassionava da tempo: la scintilla era scattata qualche anno prima, quando la professoressa di storia dell’arte del Liceo Artistico ci aveva portati in gita qui, all’Opificio delle Pietre Dure. Ero solo una ragazzina, ma rimasi profondamente colpita. Dopo il diploma di maturità tentai l’esame per la Scuola di Alta Formazione e fui ammessa, tra i pochissimi.
L’Opificio mi ha regalato grandi maestri e opportunità straordinarie. Anche la fortuna ha fatto la sua parte, però. Nel 2006 stavo per iniziare la tesi, a Firenze si celebrava il 40° anniversario dell’alluvione. Per l’occasione venne recuperata la grande “Ultima Cena” di Giorgio Vasari, che era chiusa da anni in un deposito della Soprintendenza di Firenze, coperta da uno spesso strato di fango: la sola grande opera che non fosse stata ancora restaurata dopo il disastro.
La tavola fu trasportata presso i Laboratori della Fortezza da Basso e la fase di studio delle condizioni conservative dell’opera venne affidata a me e a Ilaria: laureande, giovani, terrorizzate. Entusiaste. Ci mettemmo all’opera quasi incredule, io sulla pellicola pittorica, lei sul supporto ligneo, per fare le indagini e le prove sperimentali. Un anno dopo, di un dipinto di quasi sei metri avevamo affrontato appena pochi centimetri. Ma il primo passo era stato fatto, e lo avevamo compiuto noi.
Conseguito il diploma, accettai un lavoro all’estero. Tra me e il Vasari, però, non era finita; anzi, era appena cominciata. Dopo pochi mesi venni richiamata dall’Opificio delle Pietre Dure per riprendere il progetto, insieme a Ilaria e ad altre giovani restauratrici: Debora, Lucia, Chiara, Elisabetta.
È difficile spiegare che cosa si prova, di fronte a un’opera d’arte tanto importante. Con il dipinto crei un rapporto strettissimo e puoi comprendere a fondo la tecnica del pittore. Il lavoro richiede un’attenzione infinita al dettaglio: ti confronti con mille difficoltà, continui a chiederti se stai facendo la cosa giusta, ma sei determinato, devi arrivare alla fine perché tutti possano vedere la bellezza di quel capolavoro.

 

Questo restauro, in particolare, è stato complesso. Nonostante il supporto di un team di grandi professionisti, sotto la direzione di Marco Ciatti, in alcuni momenti abbiamo seriamente dubitato…
L’impresa rivelava sempre nuove difficoltà, fummo anche costretti a interromperci.
Solo nel 2014 i lavori ripresero e capimmo che ce l’avremmo fatta. Occasioni come queste capitano solo una volta nella vita, di solito. Nel mio caso, un paio!
Di tutti questi anni ricordo un momento, soprattutto; avevamo completato la parte centrale del lavoro e improvvisamente (chissà perché non ci era venuto in mente prima) ci dicemmo: “Abbiamo finito, possiamo sollevare la pala!” Quando per mesi, per anni, osservi un grande dipinto dall’alto, a pochi centimetri di distanza, talvolta addirittura al buio, sotto una piccola luce direzionata… Vederlo finalmente dritto, alla giusta distanza, può essere sconvolgente: l’opera era lì, Vasari era tutto lì! Fu un attimo commovente.
Credo che un’emozione simile toccherà alla città di Firenze, e al mondo intero, quando, tra qualche giorno, la tavola verrà ricollocata nella basilica di Santa Croce, dove si trovava nel 1966. Prenderò così congedo dall’opera che è stata al centro della mia vita per oltre dieci anni, e da una lunga, travagliata storia d’amore. È stata una fortuna immensa partecipare a un progetto di tale importanza e probabilmente non mi capiterà mai più nulla di altrettanto significativo.
Che cosa mi aspetta ora? A parte un po’ di riposo, sono molto interessata al restauro delle opere d’arte contemporanea. Ho fatto un master, ma se so di poter affrontare questa sfida è soprattutto grazie alla conoscenza dell’antico. Qualunque cosa farò, la lezione di Vasari mi accompagnerà sempre. Mi torna in mente la battuta che fece il relatore della tesi quando ci presentò il progetto di restauro: “Un giorno tutto questo sarà vostro”.

Firenze, 21 ottobre 2016

Bruno Nieto, Anastasia Osintseva, Anna Kostykina e Minliang Shi
Students
OFF
Politecnico di Milano - Studenti

Il 20 e 21 marzo 2017 il Gruppo Prada ha organizzato “Shaping a Creative Future”, una conferenza in collaborazione con Yale School of Management e Politecnico di Milano School of Management per esplorare nuove possibili connessioni tra sostenibilità e innovazione e provocare un confronto tra l’imprenditoria, la cultura e il mondo accademico internazionale.

In quest’ambito, il Politecnico di Milano ha promosso un contest sul tema “Brand Heritage and Market Value”.
Il progetto vincitore è un video creato da un gruppo di 5 studenti: Vivian Larsen, Bruno Nieto, Anastasia Osintseva, Anna Kostykina e Minliang Shi.

“È buffo: la nostra squadra è composta da persone nate nei paesi BRIC, e proprio the brick, il mattone, è l’immagine chiave del progetto che abbiamo ideato. Ci chiamiamo Vivian, Bruno, Anastasia, Anna e Minliangh, abbiamo tra i 23 e i 27 anni e veniamo da Brasile, Russia e Cina. Con studi in marketing e comunicazione, affari internazionali, business e letteratura inglese, abbiamo esperienze molto diverse alle spalle, ma tutti ci siamo sentiti profondamente coinvolti quando il nostro professore al Politecnico ci ha proposto di partecipare al contest.

All’inizio non è stato facile, più di una volta abbiamo messo in discussione tutto e ricominciato da capo. Un concetto, però, ci era chiaro fin dal principio: per indagare il rapporto tra l’heritage del brand e il mercato dovevamo partire dal consumatore. E così abbiamo raccolto numerose interviste e analizzato una serie di best practice.

Per noi, parlare di tradizione e valori di un marchio significa mettere in moto una narrazione perenne, una grande storia collettiva che non guardi solo al passato, ma venga raccontata anche al presente e al futuro. La nostra è una prospettiva quasi “genetica”, in cui un filo sotterraneo lega strettamente quello che tutti noi siamo con ciò che c’era prima di noi e ciò che ci sarà dopo. Alcuni temi sono fondamentali e necessari, in questo racconto continuo: la sostenibilità, l’altruismo, il senso della comunità, il digitale e le nuove tecnologie. È grazie a tutto questo che un semplice atto di acquisto può trasformarsi in qualcosa di più grande e, insieme al gesto di tante altre persone, contribuire a costruire il futuro, mattone dopo mattone.

Dare forma a questa visione è stata un’avventura emozionante. Sapevamo di giocare una partita molto difficile; per fortuna il gruppo aveva un bagaglio diversificato di capacità, dal filmmaking alla composizione di poesie, dalla scenografia alla recitazione.
E’ nato così il nostro video, poco più di 3 minuti di racconto tra passato e futuro, poesia e tecnologia. E’ difficile raccontare l’emozione che abbiamo provato quando abbiamo scoperto di essere il gruppo vincitore.

Senz’altro questa esperienza ci ha insegnato molto e ci ha riempito di orgoglio. Quando, durante la conferenza, abbiamo sentito citare il nostro progetto, abbiamo capito che, più del riconoscimento, quello che ci colpiva era che il nostro lavoro venisse condiviso, che potesse ispirare altre persone.

Oggi, con questa soddisfazione alle spalle, ci sentiamo ancora più sicuri delle nostre idee: tutti abbiamo la responsabilità di costruire un mondo più sostenibile, e per farlo dobbiamo sforzarci di cambiare le nostre abitudini, influenzando anche chi ci sta accanto.

Nel futuro ci piacerebbe lavorare con le aziende del lusso, alla ricerca di nuove prospettive per guardare al business in modo innovativo e sostenibile, raccontando grandi storie che tengano vivo il DNA dei brand e che facciano pensare le persone, sorridendo.”

21 Marzo 2017

Adriana Verga
Entrepreneur
OFF
Adriana Verga - Imprenditrice

Da molti anni Prada collabora con la Tessitura Stamperia Luigi Verga per la realizzazione di alcuni tessuti per le sue collezioni.
Adriana Verga gestisce l’azienda di famiglia insieme alla sorella Maria Stella.

“Da bambina il mio papà mi portava qui spesso. Ricordo che potevo gironzolare, osservare… Di tanto in tanto, come premio, andavo con lui alle fiere, ne ero felicissima. Si può dire che mia sorella e io siamo cresciute a contatto con i tessuti. E credo che sia così che abbiamo maturato la passione per questa tradizione di famiglia.

La Luigi Verga è nata a Como nel 1940 come tessitura, sulla scia di una storia artigianale forte nel territorio. Fu mio padre a fondarla e successivamente ad ampliarla con i reparti di stamperia e finissaggio e quello, molto particolare, di “dipinto a mano”. Noi ne prendemmo le redini negli anni ‘90; oggi mia sorella è a capo dell’ufficio stile e io ha la responsabilità dell’ambito commerciale, a contatto con i clienti. Il mio compito più importante, però, è quello di stare vicino alle persone che lavorano con noi: il vero cuore dell’azienda e anche la ragione prima del suo successo e della stima di cui da tanto tempo gode. Alla Tessitura Stamperia Luigi Verga c’è chi tesse, chi crea il disegno, chi al computer studia le armature, chi dipinge…  Molti sono qui da anni, altri sono giovani entusiasti e si sono formati sul campo al fianco dei nostri esperti, ma tutti lavorano in sintonia per raggiungere un obiettivo comune.

Questo negli anni ci ha permesso di esaudire le richieste degli stilisti, per noi gli interlocutori più importanti. L’espressione dei nostri tessuti è sempre stata la creatività: seguire gli input degli stilisti e, con un approccio artigianale e la massima cura per i dettagli, realizzare tessuti spesso quasi impossibili da realizzare. Unici nella loro particolarità.

Trasformare idee in tessuti, è questa la nostra vita.

Se penso per esempio al nostro primo incontro con Prada, tanti anni fa, ricordo che si stabilì subito una grande intesa. Miuccia Prada sa bene che cosa vuole ed esprime chiaramente le sue idee, ma ci vuole molta sensibilità per interpretarle. I celebri tessuti della collezione Primavera/Estate 2015 nacquero così. Era un luglio molto caldo, avevamo dei vecchi tessuti dell’archivio Prada a disposizione, insieme ad altri documenti del passato, e la signora Prada ci spiegò la sua visione. Noi la traducemmo in broccati moderni, estremamente attuali, che avrebbero avuto una risonanza mondiale enorme.

Si inizia sempre così, con una riunione, e poi, passo dopo passo, prova dopo prova, si lavora per arrivare fino alla perfezione. È quello che il Gruppo Prada si aspetta, e a cui anche noi aspiriamo. Quei broccati rappresentarono una grande vittoria, soprattutto contro il tempo: li realizzammo interamente in poco più di 15 giorni! La moda ti chiede questo: una grande reattività e la capacità di adattarti ai cambiamenti repentini.

Credo che il Gruppo Prada e la Luigi Verga abbiano dato moltissimo a vicenda, soprattutto dal punto di vista umano. C’è una sensibilità che ci unisce. A volte può capitare che ci siano difficoltà, che si debba lavorare sotto pressione, ma siamo sempre tutti mossi dal medesimo amore per ciò che facciamo. Non c’è nuova esperienza che non ci arricchisca, e forse è anche per questo che non abbiamo mai perso una sfida, in tanti anni di lavoro.

Questa azienda è stata la mia vita e lo dico senza alcun rimpianto. Se tornassi indietro, rifarei tutto. Oggi sono felice che con noi abbiano cominciato a lavorare le mie figlie e la figlia di Maria Stella, che sono animate dalla nostra stessa passione e si stanno già lanciando in nuovi progetti speciali. In fondo abbiamo sempre fatto cose un po’ “speciali”.

E poi, lo confesso, ho un sogno segreto nel cassetto che mi piacerebbe poter realizzare insieme al Gruppo Prada, e penso che con loro sognare sia concesso.
È un sogno segreto, però, e non voglio rivelarlo!”

Como, 26 giugno 2017

Silvano Montecchiarini, Giuliano Procaccini, Sandro Procaccini
Entrepreneurs
OFF
Silvano Montecchiarini, Giuliano Procaccini, Sandro Procaccini - Imprenditori

Da molti anni il Gruppo Prada collabora con Promo, azienda marchigiana specializzata nella realizzazione di strutture in carpenteria metallica, facciate in alluminio e vetro, infissi e rivestimenti.

Quarant'anni fa, nella provincia di Macerata, è nata l’azienda Promo. Eravamo una piccola realtà artigiana e, grazie a commesse di alto profilo come quelle per il Gruppo Prada, siamo oggi leader del settore serramentistico con circa 50 dipendenti: una squadra di architetti, ingegneri e operai specializzati, in continuo dialogo. L'ufficio tecnico progetta nuove soluzioni, si creano prototipi in officina e l'assemblaggio dei prodotti finiti avviene in cantiere.

In questi anni la nostra relazione con Prada si è consolidata grazie alla realizzazione di progetti sempre più complessi, nei quali non bastava un supporto puramente esecutivo, ma si rendeva necessario sviluppare, dettaglio dopo dettaglio, tutto il processo, confrontandosi con le sfide che ogni cantiere propone.

Il nostro impegno è quello di "cucire" le architetture su misura, partendo dalle richieste della committenza. Un lavoro sartoriale, in un continuo dialogo tra conoscenze tecniche e creatività nel trovare soluzioni sempre nuove.

Valvigna è stata sicuramente l'opera più importante a noi commissionata. Nei sei anni di cantiere sono state sviluppate soluzioni tecniche “su misura” per il committente, realizzati prodotti fuori serie, create campionature al vero e, in alcuni casi, eseguite numerose modifiche anche una volta costruite le strutture definitive: un lavoro di sartoria senza fine.

Ricordo l’espressione dell’architetto Guido Canali quando richiese di ripensare da zero alla struttura in vetro dell'ingresso principale. Quello che avevamo già consegnato non lo soddisfaceva del tutto: occorreva trovare una nuova soluzione costruttiva che desse l’impressione di galleggiare sullo specchio d’acqua sottostante. Prada era d’accordo, doveva essere tutto davvero perfetto.

Un altro momento di grande soddisfazione è stato la consegna dell’ampliamento della mensa presso lo stabilimento di Montevarchi, eseguito in tempi record durante la chiusura estiva.

Noi come il Gruppo Prada, amiamo le sfide: rendere possibili progetti che sembrano apparentemente irrealizzabili.

Events
Prada Rong Zhai
The Miu Miu Club
Green Carpet Fashion Awards 2017
Suggestions
KNOW-HOW
A visit to Scandicci
special projects
The Prada Group and cinema
Excursus
The Prada Group and FAI