Il Gruppo Prada e il FAI - Fondo Ambiente Italiano

L’arte e la cultura sono parte integrante dei valori del Gruppo Prada. Ed è proprio dalla volontà di tutelare il patrimonio artistico, portavoce attiva dell’eredità culturale, che è nata la collaborazione tra Gruppo Prada e FAI -Fondo Ambiente Italiano: una serie di progetti di restauro volti alla valorizzazione dei beni artistici italiani.

FIRENZE, 2014 – 2016 ULTIMA CENA DEL VASARI

Il dipinto su tavola raffigurante l’Ultima Cena realizzato da Giorgio Vasari nel 1546, venne danneggiato durante l’esondazione dell’Arno del 1966, risultando completamente irreparabile.  

Nel 2004 venne portata avanti una delicatissima opera di recupero e salvaguardia del dipinto da parte del Laboratorio dell’Opificio delle Pietre Dure, sovvenzionata inizialmente dalla programmazione ordinaria del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, da un fondo speciale della Protezione Civile e da un finanziamento della Getty Foundation, nell’ambito della Panel Paintings Initiative. Dal 2014 il Gruppo Prada, all’interno della propria collaborazione con il FAI, si è impegnato a finanziare il completamento della sapiente e paziente impresa.

Il 4 novembre 2016, in occasione del cinquantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze, il Presidente della Repubblica Italiana – accompagnato dal Ministro dei Beni Culturali, dal Sindaco di Firenze e da Patrizio Bertelli - ha celebrato il ritorno de l’Ultima Cena del Vasari all’interno del Refettorio di Santa Croce, nuovamente collocata nella sua posizione originale.

Questa è stata l’occasione per sottolineare l’importanza e l’eccezionalità di questo risultato – frutto di studi, restauro e avanguardie tecnologiche – che permette di riconsegnare al mondo un capolavoro. Non solo un’importantissima azione di tutela del patrimonio artistico, ma anche un’opportunità per la ricerca e la messa a punto di innovative tecniche di conservazione.

TORINO, 2014 UN NUOVO SIPARIO PER IL TEATRO REGIO

Nel 2014, grazie alla donazione del Gruppo Prada e del Fondo Ambientale Italiano, il Teatro Regio di Torino è stato dotato di un nuovo sipario, largo 48 metri e alto 10 metri per un peso complessivo di 1450 chilogrammi, con un’apertura totale di 16 metri.

L’apparato scenografico del sipario, altamente tecnologico, consente movimenti sia orizzontali che verticali, con una completa apertura o scomparsa rispettivamente di soli 5 e 3 secondi, permettendo così le tipiche alzate di sipario all’italiana, alla tedesca e il più complicato movimento combinatorio alla francese. L’iconico colore rosso ciliegia rispecchia le scelte cromatiche operate dall’architetto Carlo Mollino, che progettò l’attuale teatro inaugurato nel 1973 dopo che un incendio distrusse l’edificio settecentesco nel 1936.

BARI E CERRATE, 2013 SANTI FRANCESCANI E UN POZZO CONSUMATO DAL TEMPO

In Puglia il Gruppo Prada ha aiutato il FAI a restaurare il polittico quattrocentesco di Antonio Vivarini conservato nella Pinacoteca Provinciale di Bari e il pozzo di Santa Maria di Cerrate nei pressi di Lecce.

I cinque pannelli rimanenti nel polittico (tre pannelli del registro superiore sono nel Museo Diocesano di Andria) sono datati 1467. Di alta qualità artistica, tra colori delicati e figure raffinate sono riconoscibili tre Santi Francescani, appartenenti allo stesso ordine religioso del Convento di Santa Maria in Vetere ad Andria, da cui proviene il polittico stesso. Il retro delle tavole custodisce disegni a carboncino realizzati dalla bottega di Vivarini, se non dall’artista stesso. Gli stadi del restauro hanno compreso la completa disinfezione dei pannelli, per riportarli agli schemi cromatici originali, attraverso la rimozione della pittura ossidata che ha diminuito l’intensità e la brillantezza del colore.

Il complesso dell’Abbazia di Santa Maria di Cerrate, posseduto dall’amministrazione provinciale di Lecce, fu presumibilmente fondato nel dodicesimo secolo dai normanni. Il pozzo collocato a lato della chiesa, al centro del cortile e di fronte al chiostro del dodicesimo secolo, fu costruito nel 1585 dall’Ospedale degli Incurabili, che ottenne il possesso del complesso nel sedicesimo secolo. La data è visibile nell’iscrizione sull’architrave. Nel tempo il pozzo ha sofferto una consistente perdita di materiale dovuta all’erosione, che ha conseguentemente modificato i pattern scultorei decorativi e che ha creato fratture nella struttura. L’intervento ha restaurato i numerosi danni causati dalla collocazione del pozzo all’esterno senza alcun riparo dalle intemperie.

PADOVA, 2012 NUOVA LUCE PER I BENI ARTISTICI

Il Sacello di San Prosdocimo, costruito nel quinto secolo e dedicato al primo vescovo di Padova, è il più antico luogo di venerazione cristiana nella città, facente parte della Basilica di Santa Giustina.

Grazie al progetto “Ridiamo la luce a San Prosdocimo” è stato possibile dotare il sito di un impianto d’illuminazione che non minacciasse i colori degli affreschi e dei mosaici. Oltre a preservare correttamente i dipinti, la nuova luce ha consentito anche una percezione appropriata dell’architettura eccezionalmente potente ed evocativa. Il progetto ha visto la collaborazione della sovrintendenza per il patrimonio architettonico, paesaggistico, e per il patrimonio storico, artistico ed etno-antropologico.

BOLOGNA, 2010 LO STORICO CUORE STUDENTESCO

In occasione dell’apertura del negozio collocato nella Galleria Cavour, Prada, in collaborazione con il Fondo Ambiente Italiano e la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici di Bologna, ha supportato il restauro di quattro statue di proprietà dell’Accademia di Belle Arti e tre archi collocati presso il Palazzo dell’Archiginnasio. Le quattro statue di gesso del XVIII secolo sono parte della collezione originale con cui il conte Luigi Ferdinando Marsili fondò l’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 1710. Gli originali sono statue greche e romane attualmente in mostra agli Uffizi e al Museo Archeologico di Napoli, raffiguranti l’Ercole Farnese, la Flora Farnese, il fauno danzante e un gruppo di guerrieri.

Inoltre, il Gruppo Prada ha contribuito al restauro di tre archi del sedicesimo secolo presso l’Archiginnasio, vecchia sede dell’Università di Bologna che attualmente ospita la biblioteca storica dell’università, che vanta la presenza di oltre un milione di libri. Gli archi, decorati tra il 1625 e il 1628 includono il monumento a Bartolomeo Bonaccorsi (1625), gli stemmi studenteschi (1627-1628) e il monumento dedicato al giurista Francesco Barbadori (1628).